RAPPORTO DOGANA 02

Rapporto scritto da: Custode dei portali

Oggi giornata relativamente tranquilla. Richiedenti asilo pochi e senza particolari ambizioni. Abbiamo concesso un numero modesto di visti, la maggior parte dalla Terra.

Incredibilmente, nonostante la guerra sia ormai finita da ormai un casino di tempo, non riescono a far ripartire il pianeta.

Qualche umano che abita su Marte deve aver fornito loro qualche rudimentale telecomandino di teletrasporto, visto che ne arrivano in quantità sempre maggiore.

Il monitor brilla. Lo tocco e si apre una schermata. All’interno di essa un volto umano sui quarantacinque anni con scritto il nome Biggie sotto.

-Identificarsi, prego – ordino con voce inflessibile

– Mi chiamo Shri Ramasatta…- si presenta l’uomo.

La prima reazione che ho è storcere il naso.

-Scusi può ripetere? – chiedo insospettito

-Shri Ramasatta. Vengo dalla Terra. Chiedo umilmente asilo al vostro pianeta. 

-Se ti chiami Shri perché hai scritto Biggie? – chiedo cambiando tono e diventando minaccioso. Il lei diventa un tu.

L’uomo mi guarda quasi sorpreso. Evidentemente ha commesso un errore di superficialità.

-In realtà ho compilato la richiesta senza pensare alla parte burocratica. Nella zona del pianeta Terra dove vivo questi sono dettagli a cui non pensiamo. La prego, mi faccia entrare – mi risponde sincero in volto con aria serena. Dall’espressione sembra di una persona per bene. Tuttavia questa cosa del nome mi insospettisce. Decido quindi di interrogarlo per saperne di più.

-Allora, “Shri Ramasatta”, il tuo viso mi sembra sereno e sincero, ma ho bisogno di vederti. Devo sapere se ti chiami realmente così o se ho a che fare con un’altra identità –

Disattivo il blocco del saltello, consentendo così al nuovo arrivato di percorrere il portale e di arrivare alla dogana dimensionale. E’ un uomo dall’aspetto fisico modesto, che non dà l’idea di essere particolarmente pericoloso o belligerante. Tuttavia ho bisogno di saperne di più su di lui. Esco dalla mia cabina e mi avvicino.

-Seguimi, qualunque sia il tuo nome.

Annuisce.

Lo porto nella stanza degli interrogatori, attacco gli elettrodi sul suo corpo. Questa macchina della verità improvvisata è qualcosa di cui quasi mi vergogno, ma non ho voglia di stare a chiedere permessi per usare le gabbie neurali della lettura dei ricordi, anche perché sono quasi certo si tratti di una persona per bene. Mi siedo di fronte a lui, pronto ad iniziare l’interrogatorio

-Come ti chiami?

-Shri Ramasatta – risponde con serenità. Gli impulsi elettrici segnano che dice la verità. Tuttavia noto qualcosa di strano. Dal monitor vedo l’energia vitale del suo corpo circolare in modo più veloce. La luce emanata dalle vibrazioni energetiche è decisamente più forte di quella abituale.

– Ho due notizie. La positiva è che ti chiami realmente Shri. Quella negativa è che c’è qualcosa di strano dentro al tuo corpo – dico con voce impassibile – I tuoi impulsi elettrici sono decisamente più intensi di quelli di una persona normale. Mi spieghi perché?

L’uomo mi guarda con il suo volto sereno e il suo sorriso contagioso. Mi sento sereno di rimando.

-Ma certo. Sono un monaco asceta. Nella mia dimensione ho vissuto per quindici anni dentro ad una grotta nella catena montuosa dell’Himalaya, superando il freddo –

-Per quale motivo avresti dovuto fare ciò? – chiedo incuriosito

-E’ stato il mio modo per sopravvivere alla fame del periodo post bellico. Il modo per sfuggire a radiazioni e morte. Ho lasciato la civiltà di tutti i giorni e sono partito per una vita solitaria. E’ stato il modo per conoscere me stesso, il mio corpo e la mia anima. Sono riuscito a capire in questo modo la mia vera essenza –

Mentre parla, dal monitor vedo il suo corpo emanare una forte luce. La brillantezza è quasi accecante.

-Suppongo quindi che tu sia qui per ricominciare una vita…-

Il tizio annuisce con un sorriso che emana beatitudine e serenità. C’è un breve momento di silenzio

-Toglimi una curiosità – mi gratto la nuca – Come mai la tua energia corporea è così forte? –

-E’ frutto di anni di meditazione. Grazie ad essa sono in grado di spostare a mio piacimento gli impulsi energetici in ogni parte del corpo. Una tecnica usata da molti asceti come me – mi risponde. Annuisco

-Si lo so, qua esistono degli eremiti Omicrononiani che vivono sul grande vulcano che fanno la stessa cosa, li chiamiamo i Latenti –

L’uomo sgrana gli occhi

-Si? Ed è possibile entrare in contatto con loro? –  

Scuoto la testa.

-Non vogliono interferire sul procedimento del pianeta, preferiscono vivere in disparte lasciando che le cose seguano il loro naturale corso degli eventi – Mi alzo verso di lui, per poi staccare gli elettrodi dal suo corpo.

-Coraggio, muoviti. Ti lascio entrare. Però prima devi dirmi se ci sono cose che hai da dirmi. Padroneggi armi o hai conoscenze di combattimento?

L’uomo mi guarda sorridendo serenamente.

-Si, sono un esperto di arti marziali, ma fortunatamente non ho mai dovuto utilizzarle, e comunque non farei mai male a nessuno se non di fronte a gravi pericoli di morte. E anche in quel caso cercherei di non ferire il mio aggressore, ma di limitarmi a metterlo momentaneamente “fuori gioco” – mi dice con un filo di voce

-Va bene. Vai alla cabina numero 10032. Verrai teletrasportato in uno dei villaggi del nord. Da li potrai spostarti verso la Catena montuosa del gigante. Devo avvisati che in quella zona del pianeta potrai trovare predatori e qualche brigante ibrido della crew di Mano Nera. Se vorrai incontrare i Latenti dovrai percorrere tutta la catena montuosa in direzione nord ovest. Ma te lo sconsiglio se non vuoi morire sbranato –

-Cercherò di fare attenzione

L’uomo si avvia verso la cabina del teletrasporto, sparendo al suo interno

Cittadini accettati: Shri Ramasatta

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