RAPPORTO DOGANA 01

Rapporto scritto da: Custode dell’universo 00

Il monitor brilla a intermittenza. E’ la luce rossa classica che sta ad indicare la richiesta di sbarco. Inizialmente le dimensioni conosciute erano solo due, quella da dove provenivano i Terrestri e la nostra, quella di Omicron; Tuttavia, da quando la tecnologia dei viaggi tra galassie parallele è riuscita a mettersi in contatto con ulteriori dimensioni, l’intero universo conosciuto ha subito drastici cambiamenti. Ormai le popolazioni e le dimensioni conosciute sono pressoché infinite, e ci troviamo tutti i giorni a dover combattere con stramboidi provenienti da ovunque.

Oggi la situazione non è diversa. Da questa mattina avremo negato l’accesso al pianeta ad un numero imprecisato di richiedenti asilo.

Premo il centro del monitor ologrammato. La luce rossa ad intermittenza viene sostituita dal viso di una ragazza poco riconoscibile. Non è di certo un buon inizio.

-Fornire le generalità prego- chiedo con voce impassibile limitandomi al mio lavoro. La ragazza tuttavia rimane in silenzio, ridacchiando sotto i baffi.

-Ripeto, fornire le generalità –

-Lulù – mi dice sorridendo dal monitor. Non riesco a vedere molto altro

-Motivo della visita su Omicron? – chiedo inflessibile.

La risposta mi lascia basito. Mugugna qualcosa sull’essere “sorellina carina” di qualcuno. Ennesima stramboide

-Mi dispiace, accesso negato! – il portale spazio/temporale, che da questo momento chiamerò saltello, si richiude, catapultandola nuovamente nella sua dimensione d’origine. Se vorrà entrare dovrà fornire una motivazione e delle generalità valide. Forse l’ascolterò (Omicrongalaxy@gmail.com)

Non mi diverto a fare lo stronzo, sia chiaro. Sicuramente se quella ragazza sta venendo qui ha un motivo serio, ma non posso far entrare tutti, soprattutto se si tratta di persone strane. Omicron ha già tanti problemi di suo.

Il monitor ologrammato si spegne.

Mi giro a guardare i miei colleghi. Anche loro ne hanno visti di tizi strani. Davanti a noi una fila di decine di Saltelli aperti. Di tanto in tanto da questi saltelli vediamo sbucare persone. Sono le persone che hanno ottenuto il visto per entrare sul pianeta.

Il monitor brilla di nuovo. Premo nuovamente il centro di quest’ultimo, in un gesto che ormai è diventato di routine.

-Fornire le generalità prego – davanti a me questa volta vedo un ibrido. Dice di chiamarsi Kaljin. Probabilmente, trattandosi di un ibrido, si tratta di un viaggiatore tornato sul pianeta. Certo, è strano che se ne vada da Omicron alla ricerca di avventure su altre dimensioni. Potrebbe trattarsi di qualche militante di Ombra di sabbia, uno di quelli che combattono per Sadir.

Meglio non pensarci, preferisco farlo entrare.

Se c’è una cosa che ho imparato quando un ibrido arriva qui alla dogana spazio temporale è che meno chiedi, meno cazzi da risolvere hai. Neanche lo guardo, giro la testa dietro di me, fingendo di parlare con un collega. Quello che Kaljin farà su Omicron non mi tange.

La giornata passa in maniera anonima. Nessun cittadino ammesso. Di certo pazzi come la tizia di questa mattina non mi sono più capitati, ma mai dire mai.

Vedo come di consueto brillare il monitor. Questa volta appare, ben visibile, il viso di un umano sui trent’anni. Fornisce le generalità educatamente. Mi sembra una persona normale, ma meglio indagare. Ha un volto che non mi ispira, occhi furbi, forse troppo.

Lo porto con me in una stanza isolata per le domande di circostanza del caso:

-Non mi sembra tu abbia niente di male – esordisco

-E’ un buon inizio allora…- risponde sarcastico. Il suo aspetto è curato, i capelli raccolti ed il fisico atletico.

– Sì, ma ho imparato che da quelli che sembrano tranquilli puoi sempre aspettarti qualcosa. Dietro a quegli occhietti vispi marroni vedo qualcosa che non mi convince –

-Cioè? – mi chiede l’uomo seduto di fronte a me con il suo completo elegante ed i suoi capelli legati. Sento che mi sta studiando. Di fronte a me non ho una persona come tante, percepisco un uomo particolarmente arguto. Forse è sesto senso, o forse esperienza lavorativa.

– Mi dai l’idea di essere uno vestito troppo bene per venire in qua. Perché mai un uomo distinto come te dovrebbe lasciare la sua dimensione di origine per venire qua, in un pianeta falcidiato dalla guerra civile? Non mi convinci –

-Sai…- esordisce portando il corpo in avanti – Credo che la vita sia una sola, e credo che viverla giorno dopo giorno può solo arricchirci. Da quando ho scoperto l’esistenza dell’universo 00 sono voluto venire qui. Dicono che sia un pianeta bello e rigoglioso –

-Ma rigoglioso di cosa? Qui l’unica cosa che c’è è un deserto di merda, una metropoli ed una catena di montagne abitata da mostri e ibridi psicopatici –

– E chi siamo noi per dire che tutto ciò non sia interessante? E’ tutto frutto dei punti di vista, non credi? –

-Sei venuto a fare danni? – chiedo cercando di tagliare corto

-No, assolutamente. Sono una persona per bene, lavoratrice e che vive nell’ombra –

-Ti posso chiamare Shadow allora? – chiedo sarcasticamente facendo le virgolette pronunciando la parola Shadow

-Puoi chiamarmi come vuoi, basta che mi dai l’opportunità di vivere una vita in questo posto –

-Non capisco cosa tu possa trovare di interessante in Omicron, ma ok, contento tu – sospiro -Allora Shadow…- faccio una breve pausa sorridendo quando pronuncio il suo nomignolo – che lavoro fai, di che ti occupi nella vita? –

-Sono un tecnico informatico specializzato –

-ah però! – faccio un gesto di approvazione con la testa

– Già. Fondamentalmente aggiusto microchip sottocutanei, così come mi occupo di impianti biomeccanici ed estensioni neurali –

-Tipo telepatia? – lo interrompo

-Si, tipo telepatia – mi fa un sorriso

-La cosa è molto interessante, perché nella nostra dimensione la tecnologia neurale non è ancora arrivata a questi livelli. Sei in grado di dimostrarlo? –

-Datemi modo di lavorare e potrò dimostrarvelo – mi risponde immediatamente.

Esco dalla stanza, dove resto per un bel po’ di minuti. Quando rientro la risposta è alla sua richiesta di asilo è positiva.

-Caro Shadow…Benvenuto su Omicron. Tieniti pronto, prendi le tue valigie ed entra nella cabina del teletrasporto numero 202232. Ti porterà direttamente nella zona residenziale della metropoli di Dapiona. Sei fortunato, vai a stare nella zona ricca della città. Sei in prova, dieci giorni per dimostrare di saper fare qualcosa, oppure saremo costretti a risbatterti nella dimensione da cui vieni. Starai in una delle filiali della Fire gun corporation, dove dovrai inizialmente lavorare alla realizzazione di impianti biomeccanici per la polizia di Dapiona. Ti verrà fornito un appartamento al dodicesimo piano di uno dei grattacieli del centro. Non deludermi, mi voglio fidare di te. Informami sul lavoro che svolgerai (omicrongalaxy@gmail.com) –

L’elegante uomo sorride, si alza in piedi e si dirige verso la cabina del teletrasporto, pronto ad entrare su Omicron

Cittadini ammessi: Kaljin, “Shadow

Cittadini respinti: Lulù

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